Thu, May 7 Edizione mattina Italiano
AttualitaReport.it Attualitareport Aggiornamento news
Aggiornato 00:09 16 articoli oggi
Blog Economia Locale Mondo Politica Tecnologia

Disoccupazione Giovanile Italia – Tasso 17,6% Minimo Storico Istat

Matteo Riccardo Galli Ricci • 2026-04-11 • Revisionato da Marco Conti

Il mercato del lavoro italiano continua a confrontarsi con una delle sue sfide più persistenti: la disoccupazione giovanile. Con un tasso che ha toccato il 17,6% a febbraio 2026, segnando un minimo storico, l’Italia mantiene tuttavia un divario significativo rispetto alla media europea. I dati ISTAT delineano un panorama complesso, dove il calo degli indicatori si scontra con strutture economiche e territoriali che ostacolano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

L’analisi dei dati mensili dal 2024 al 2026 rivela fluttuazioni contenute ma costanti, con una tendenza alla diminuzione rispetto al picco del 43,4% registrato nel 2014. Le cause di questa persistente difficoltà occupazionale affondano le radici in fattori strutturali che richiedono interventi mirati e riforme organiche.

Questo articolo raccoglie i dati più aggiornati dall’Istituto Nazionale di Statistica, analizza le disparità territoriali e traccia le prospettive per i prossimi anni.

Qual è il tasso di disoccupazione giovanile in Italia?

Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, calcolato sulla fascia di età 15-24 anni, ha mostrato un trend decrescente negli ultimi due anni. Secondo i dati più recenti, a febbraio 2026 il valore ha raggiunto il 17,6%, il punto più basso mai registrato dalla serie storica. Questo dato rappresenta un miglioramento rispetto al 18,5% di gennaio 2026 e conferma una direzione positiva avviata nei mesi precedenti.

17,6%

Tasso attuale (febbraio 2026)

-10 punti

Sotto il picco del 2014

~20%

Media UE (riferimento)

6%

Tasso Germania

Dati ISTAT mensili 2024-2026

L’andamento mensile del tasso di disoccupazione giovanile rivela oscillazioni che richiedono un’analisi attenta per identificare le tendenze di fondo. I dati provvisori pubblicati dall’ISTAT mostrano le seguenti rilevazioni:

  • Dicembre 2024: 19,4%, in calo di 0,1 punti rispetto al mese precedente, con una riduzione degli inattivi pari a 58.000 unità
  • Novembre 2024: 19,2%, in aumento di 1,4 punti rispetto a ottobre, con crescita degli inattivi under 25 (+0,2%) e della fascia 25-34 anni (+1,2%)
  • Settembre 2024: 18,3%, in aumento di 0,3 punti, con inattivi in crescita di 56.000 unità
  • Luglio 2024: 20,8%, in diminuzione di 0,6 punti
  • Gennaio 2024: 21,8%, in aumento di 0,2 punti
  • Agosto 2025: 19,3%, in crescita di 0,6 punti
  • Ottobre 2025: 19,8%, in calo di 1,9 punti

Punti chiave dall’analisi dei dati

L’esame delle statistiche ufficiali evidenzia diversi elementi significativi che influenzano la lettura del fenomeno occupazionale giovanile nel contesto italiano.

  • Il tasso generale di disoccupazione in Italia si attesta tra il 5,7% e il 6,5% nel 2024, con il dato giovanile che risulta approssimativamente il doppio della media nazionale
  • A novembre 2024 l’occupazione totale ha registrato una crescita annua del +1,4%, corrispondente a 328.000 unità aggiuntive, ma questo incremento non ha beneficiato in misura equivalente la fascia giovanile
  • I disoccupati under 35 hanno mostrato cali significativi su base annua: -11,8% e -21,4% secondo le rilevazioni 2023-2024
  • Parallelamente, gli inattivi nella fascia under 35 sono cresciuti dello 0,9% su base trimestrale
  • La crescita occupazionale si è concentrata su contratti permanenti (+500.000) e lavoro autonomo (+108.000), mentre i contratti a termine sono calati di 280.000 unità
  • La media storica dal 1983 al 2026 si attesta al 28,22%, significativamente superiore ai valori attuali
  • Le previsioni per la fine del 2026 indicano un tasso stimato del 19,7%, con valori intorno al 19,8-19,9% per il biennio successivo

Confronto con i principali indicatori europei

Indicatore Italia Francia Germania Media UE
Tasso disoccupazione giovanile (2024-2026) 17,6-21,8% Sotto 20% ~6% ~15%
Tasso disoccupazione generale 5,7-6,5% 7-8% 3-4% 6%
Giovani in NEET (%) Elevato Medio-alto Basso Medio
Apprendistato e alternanza Limitato Presente Diffuso Variabile
Copertura politiche attive In sviluppo Presente Strutturata Differenziata
Disparità territoriale Elevata (Nord-Sud) Moderata Bassa Variabile

Il confronto europeo colloca l’Italia in una posizione intermedia rispetto ai principali partner continentali. Se il dato italiano risulta inferiore a quello francese per alcune fasce temporali, la distanza dalla Germania rimane sostanziale. Il modello tedesco, caratterizzato da un sistema di apprendistato che prevede la permanenza in azienda per metà del tempo formativo, rappresenta un benchmark frequentemente citato dagli analisti.

Nota metodologica ISTAT

I dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica sono provvisori e soggetti a revisioni successive. Le rilevazioni mensili sulla forza lavoro costituiscono la base informativa principale, integrate dalle indagini campionarie sulle famiglie. Le percentuali possono differire lievemente in base alle metodologie di calcolo applicate e alle definizioni adottate per le diverse fasce di età.

Quali regioni hanno la disoccupazione giovanile più alta?

Le disparità territoriali rappresentano una delle caratteristiche più marcate del mercato del lavoro italiano. Il divario tra Nord e Sud del Paese si riflette in modo particolarmente evidente sulla popolazione giovane, determinando opportunità occupazionali profondamente differenziate in base alla regione di residenza.

Il divario Nord-Sud

L’analisi delle dinamiche occupazionali rivela una struttura economica dualistica che caratterizza il Paese da decenni. Le regioni settentrionali beneficiano di una maggiore concentrazione di attività industriali, di un tessuto imprenditoriale più dinamico e di sistemi di formazione professionale che agevolano la transizione dalla scuola al lavoro. Il modello dell’apprendistato, ispirato al sistema tedesco, trova maggiore applicazione proprio in questi territori.

Nel Meridione, al contrario, persistono condizioni strutturali che ostacolano la creazione di posti di lavoro qualificati. La minore industrializzazione, l’insufficiente sviluppo dei servizi, le carenze infrastrutturali e la minore presenza di investimenti produttivi si combinano per determinare tassi di disoccupazione giovanile sistematicamente più elevati. Trend storici confermano l’esistenza di questo gap almeno dal 2010, con variazioni cicliche che non hanno modificato la sostanza del fenomeno.

Situazione nelle regioni del Sud

Le regioni meridionali, pur in assenza di dati ISTAT specifici aggiornati per il 2024, presentano storicamente tassi di disoccupazione giovanile significativamente superiori alla media nazionale. La Calabria, in particolare, ha registrato in passato valori che hanno superato il 40%, collocandosi tra le aree europee più colpite dal fenomeno. Questa situazione riflette una combinazione di fattori: la scarsità di opportunità occupazionali, le difficoltà di accesso ai servizi formativi, le limitate reti di contatti professionali e, in molti casi, la necessità di emigrare per trovare lavoro.

L’inattività rappresenta un fenomeno particolarmente rilevante nel Sud Italia. Molti giovani, scoraggiati dalla mancanza di opportunità, rinunciano alla ricerca attiva di un’occupazione, alimentando la categoria degli inattivi piuttosto che quella dei disoccupati. Questo meccanismo contribuisce a sottostimare il fenomeno quando ci si limita a considerare esclusivamente il tasso di disoccupazione ufficiale.

Il confronto con il modello tedesco

Il modello tedesco di formazione professionale, basato sul sistema duale che combina formazione scolastica e permanenza in azienda per circa metà del percorso formativo, viene frequentemente indicato come riferimento per ridurre la disoccupazione giovanile. In Germania il tasso si attesta intorno al 6%, un valore che appare quasi irraggiungibile nel contesto italiano attuale. Le ragioni di questo divario includono la cultura aziendale tedesca orientata alla formazione, il ruolo attivo delle piccole e medie imprese nel processo formativo e l’integrazione tra sistema scolastico e tessuto produttivo.

Fattori determinanti il gap Nord-Sud

Le principali cause delle disparità territoriali includono: differenze nella struttura produttiva regionale, con il Nord più industrializzato e il Sud più dipendente dal settore pubblico; qualità e accessibilità dei servizi di formazione professionale; efficacia delle politiche attive del lavoro; presenza di reti informali di relazioni professionali; ammontare degli investimenti diretti esteri, concentrati prevalentemente nelle regioni settentrionali e in alcune aree del Centro.

Perché la disoccupazione giovanile è alta in Italia?

Le ragioni della persistente difficoltà occupazionale dei giovani italiani affondano le radici in fattori strutturali che si sono consolidati nel tempo e che richiedono interventi di lungo periodo per essere affrontati efficacemente. Comprendere queste cause è essenziale per interpretare i dati e valutare l’adeguatezza delle politiche implementate.

Il mismatch tra competenze e domanda di lavoro

Uno dei problemi fondamentali riguarda la discordanza tra le competenze acquisite attraverso il sistema formativo e quelle richieste dal mercato del lavoro. L’analisi dei dati ISTAT evidenzia come la ripresa occupazionale registrata nel 2024 si sia concentrata su contratti permanenti e lavoro autonomo, con un calo significativo dei contratti a termine. Questo fenomeno, apparentemente positivo, ha in realtà penalizzato i giovani, che tradizionalmente accedono al mercato del lavoro attraverso contratti a tempo determinato o stages formativi.

Il mismatch coinvolge sia le competenze tecniche sia quelle trasversali. Da un lato, il sistema universitario e quello della formazione professionale faticano a stare al passo con l’evoluzione della domanda di lavoro; dall’altro, molti giovani mostrano carenze in capacità ritenute fondamentali dai datori di lavoro, come le competenze linguistiche, digitali e relazionali.

L’elevata inattività tra i giovani

Un fenomeno che merita particolare attenzione è la crescita dell’inattività nella fascia giovanile. I dati mostrano un aumento dello 0,9% su base trimestrale per gli under 35, con incrementi specifici per la fascia 25-34 anni. Gli inattivi sono persone che non lavorano ma nemmeno cercano attivamente un’occupazione, avendo rinunciato a causa delle scarse prospettive.

Questo fenomeno presenta implicazioni profonde: rappresenta uno spreco di capitale umano, accentua i problemi di sostenibilità del sistema pensionistico e alimenta dinamiche di esclusione sociale. La crescita degli inattivi contribuisce a ridurre il tasso di disoccupazione ufficiale, creando un effetto statistico che può mascherare la gravità effettiva della situazione occupazionale giovanile.

La dipendenza dai contratti precari

L’analisi per classi di età rivela come la contrazione dei contratti a termine abbia colpito in misura significativa sia la fascia under 25 sia quella dei 35-49enni. Questo dato suggerisce una fase di transizione del mercato del lavoro italiano, caratterizzata da una tendenza alla stabilizzazione dei rapporti esistenti ma da difficoltà di ingresso per i nuovi entranti.

Per i giovani, la precarietà contrattuale rappresenta tradizionalmente il principale canale di accesso al lavoro. La riduzione di questa opportunità prolunga la permanenza in condizioni di incertezza, ritarda l’emancipazione abitativa e familiare e può determinare effetti negativi di lungo periodo sulla carriera professionale e sul benessere economico.

Attenzione all’effetto scoraggiamento

L’aumento degli inattivi rappresenta un segnale d’allarme che richiede attenzione nelle analisi. Giovani che rinunciano alla ricerca attiva di lavoro non vengono conteggiati come disoccupati, ma la loro condizione di marginalizzazione dal mercato del lavoro produce effetti economici e sociali significativi. Monitorare l’evoluzione dell’inattività è fondamentale per comprendere la situazione reale dell’occupazione giovanile.

Quali misure contro la disoccupazione giovanile?

Le politiche rivolte alla disoccupazione giovanile in Italia si articolano su più livelli, combinando interventi di carattere nazionale con iniziative finanziate attraverso risorse europee. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato risorse significative alla formazione e all’occupazione dei giovani, prevedendo riforme strutturali del sistema di matching tra domanda e offerta di lavoro.

Politiche attive e formazione professionale

Il potenziamento delle politiche attive del lavoro rappresenta una delle priorità indicate dagli analisti per affrontare la disoccupazione giovanile. Queste politiche includono percorsi di formazione professionale, tirocini extracurriculari, servizi di orientamento e accompagnamento alla ricerca di occupazione. L’efficacia di tali interventi dipende dalla loro capacità di rispondere alle esigenze effettive delle imprese e dalla qualità della collaborazione tra enti formativi e tessuto produttivo.

Il modello tedesco dell’apprendistato duale viene frequentemente citato come riferimento. In questo sistema, gli studenti trascorrono circa metà del tempo formativo in azienda, acquisendo competenze pratiche direttamente sul campo. L’Italia ha introdotto strumenti analoghi, come l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato di primo e terzo livello, ma la loro diffusione rimane inferiore a quella del sistema tedesco.

Il ruolo del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato risorse consistenti per l’occupazione giovanile, includendo misure di incentivazione all’assunzione, percorsi formativi e potenziamento dei servizi per l’impiego. L’implementazione di queste misure richiede tempo e il loro impatto sui dati occupazionali potrebbe manifestarsi con ritardo rispetto alle previsioni iniziali.

Gli investimenti previsti dal PNRR nella componente “Occupazione” mirano a rafforzare le competenze dei lavoratori, agevolare la transizione occupazionale e sostenere l’inserimento lavorativo dei giovani. Tuttavia, l’efficacia di tali investimenti dipenderà dalla capacità delle istituzioni coinvolte di tradurre le risorse in interventi concreti e dalla collaborazione con il settore privato.

Prospettive e previsioni

Le proiezioni per i prossimi anni indicano una stabilizzazione del tasso di disoccupazione giovanile intorno al 19-20%, con valori previsti del 19,7% per la fine del 2026, 19,9% nel 2027 e 19,8% nel 2028. Queste stime, elaborate sulla base di modelli statistici, presuppongono il mantenimento dell’attuale traiettoria economica e l’effettiva implementazione delle riforme in corso.

Gli analisti sottolineano tuttavia che, in assenza di interventi strutturali incisivi, il miglioramento dei dati statistici potrebbe rivelarsi insufficiente a modificare le condizioni di vita di una parte significativa della popolazione giovane. Il rischio è che la ripresa occupazionale continui a beneficiare principalmente le fasce di età più adulte, lasciando i giovani in una condizione di relativa esclusione.

Suggerimenti per i giovani in cerca di lavoro

Per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro italiano, le strategie più efficaci includono: investire in competenze digitali e linguistiche, particolarmente richieste dalle imprese; considerare la mobilità geografica verso regioni con maggiori opportunità; valutare percorsi di formazione professionale in settori con domanda in crescita; mantenere un atteggiamento attivo nella ricerca, anche attraverso canali informali e networking professionale. Per approfondimenti sulle opportunità lavorative, è possibile consultare la guida Lavoro Italia – Guida Pratica Dati Istat 2025.

L’evoluzione storica della disoccupazione giovanile in Italia

Per comprendere appieno la situazione attuale è utile ricordare l’evoluzione del fenomeno negli ultimi quindici anni, un periodo caratterizzato da crisi economiche, riforme del mercato del lavoro e trasformazioni strutturali dell’economia italiana ed europea.

  1. 2008-2010: La crisi finanziaria internazionale colpisce duramente l’Italia, con un primo aumento significativo della disoccupazione giovanile che supera la soglia del 20%
  2. 2011-2013: L’aggravarsi della crisi del debito sovrano porta a una ulteriore deterioramento del mercato del lavoro, con tassi giovanili che sfiorano il 40%
  3. Gennaio 2014: Viene registrato il picco storico del 43,4%, il valore più elevato nella serie storica available
  4. 2015-2019: La graduale ripresa economica e le riforme del Jobs Act contribuiscono a un progressivo calo, con il tasso che scende sotto il 30%
  5. 2020: La pandemia di Covid-19 determina una nuova fase di difficoltà, con un temporaneo incremento della disoccupazione giovanile
  6. 2021-2023: La ripresa post-pandemica riporta il tasso sotto il 25%, avviando una fase di graduale miglioramento
  7. 2024-2025: Il tasso si stabilizza nella fascia 18-21%, con fluttuazioni mensili e un trend discendente
  8. Febbraio 2026: Viene raggiunto il minimo storico del 17,6%

La media storica dal 1983 al 2026 si attesta al 28,22%, un valore significativamente superiore agli attuali livelli ma che ricorda come la disoccupazione giovanile elevata non sia un fenomeno nuovo nel contesto italiano. Le oscillazioni cicliche si sono sempre accompagnate a problematiche strutturali che tendono a persistere indipendentemente dalle fasi dell’economia.

Dati certi e informazioni incerte

Nell’analisi della disoccupazione giovanile è importante distinguere tra informazioni consolidate e dati soggetti a incertezza. Questa distinzione consente di valutare con maggiore consapevolezza le affermazioni provenienti dalle diverse fonti e di evitare interpretazioni fuorvianti.

Informazione Grado di certezza
Dati ISTAT mensili sulla disoccupazione (dati provvisori) Elevato – Serie ufficiali, soggette a revisioni
Serie storiche 1983-2024 Elevato – Dati consolidati e verificati
Disparità territoriali Nord-Sud Elevato – Confermato da trend storici
Cause strutturali (mismatch, inattività) Medio-alto – Analisi coerenti con i dati disponibili
Previsioni 2026-2028 Basso – Stime basate su modelli, soggette a incertezza
Impatto specifico delle misure PNRR Incerto – Dati ancora parziali sull’implementazione
Efficacia comparata delle politiche regionali Medio – Informazioni limitate e frammentarie

Le previsioni elaborate per il biennio 2027-2028 indicano una stabilizzazione intorno al 19,8-19,9%, ma queste proiezioni presentano margini di incertezza significativi. Eventi economici imprevisti, riforme del mercato del lavoro o cambiamenti nelle politiche europee potrebbero modificare sostanzialmente questo scenario. È opportuno considerare tali previsioni come indicazioni di tendenza piuttosto che come previsioni puntuali.

Contesto economico e significato dei dati

I dati sulla disoccupazione giovanile non rappresentano mere statistiche, ma riflettono dinamiche economiche, sociali e istituzionali di portata più ampia. Comprendere il contesto in cui questi numeri si collocano aiuta a interpretarli correttamente e a individuare le leve su cui intervenire per migliorare la situazione.

La struttura produttiva italiana, caratterizzata da una prevalenza di piccole e medie imprese e da un settore industriale meno sviluppato rispetto ad altri paesi europei, influenza profondamente le opportunità occupazionali disponibili per i giovani. La bassa natalità delle imprese e la conseguente limitata creazione di nuovi posti di lavoro si traducono in un mercato del lavoro poco dinamico, dove le opportunità si aprono principalmente in occasione di pensionamenti o espansioni delle imprese esistenti.

Il sistema educativo italiano, oggetto di riforme ricorrenti, svolge un ruolo cruciale nel determinare le prospettive occupazionali dei giovani. La correlazione tra titolo di studio e occupabilità rimane significativa, sebbene il valore di alcune lauree sul mercato del lavoro sia oggetto di dibattito. Per ulteriori informazioni sulla struttura del sistema scolastico italiano, è disponibile l’articolo Scuola Italia – Struttura, obbligo e riforme del sistema scolastico.

Fonti e riferimenti istituzionali

L’analisi presentata in questo articolo si basa principalmente sui dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica, che costituisce la fonte ufficiale di riferimento per le statistiche sul mercato del lavoro italiano. Le rilevazioni mensili sulla forza lavoro (Rilevazione sulle Forze di Lavoro) rappresentano lo strumento principale attraverso cui vengono calcolati i tassi di disoccupazione e di occupazione per le diverse fasce di età.

I comunicati stampa ISTAT sulla situazione occupazionale, pubblicati mensilmente, forniscono i dati disaggregati per classi di età, sesso e territorio, consentendo analisi dettagliate delle diverse componenti del mercato del lavoro. Tali dati, sebbene provvisori, offrono un quadro aggiornato delle tendenze in corso.

La disoccupazione giovanile in Italia rappresenta una delle priorità di policy per il Paese. Il miglioramento dei dati statistici non deve far dimenticare le sfide strutturali che permangono e che richiedono interventi di lungo periodo.

— ISTAT, Comunicati stampa mensili sulla situazione occupazionale

Le serie storiche complete sono disponibili sul sito dell’ISTAT e su piattaforme specializzate in dati economici. Per approfondimenti comparativi a livello europeo, Eurostat fornisce statistiche armonizzate che consentono confronti tra i diversi Stati membri dell’Unione Europea.

Sintesi e conclusioni

La disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto a febbraio 2026 un minimo storico del 17,6%, confermando un trend di graduale miglioramento avviato dopo il picco del 43,4% del 2014. Tuttavia, il permanere di divari territoriali significativi tra Nord e Sud, l’elevata inattività tra i giovani e lo scarso accesso ai contratti a termine continuano a caratterizzare il mercato del lavoro italiano per la fascia di età 15-24 anni. Il confronto con la Germania, dove il tasso si attesta intorno al 6%, evidenzia la distanza da colmare attraverso riforme strutturali del sistema formativo e delle politiche attive del lavoro. Per un’analisi più approfondita delle dinamiche occupazionali italiane, è possibile consultare la Lavoro Italia – Guida Pratica Dati Istat 2025.

Domande frequenti sulla disoccupazione giovanile in Italia

Cos’è considerato “giovanile” nelle statistiche sulla disoccupazione?

Nelle statistiche ufficiali italiane ed europee, la disoccupazione giovanile viene calcolata riferendosi alla fascia di età 15-24 anni. Questa definizione include gli studenti, i NEET (Not in Education, Employment or Training) e i giovani che hanno concluso gli studi. Alcune analisi estendono l’analisi alla fascia under 30 o 34 anni per catturare fenomeni come il ritardo nell’ingresso stabile nel mercato del lavoro.

Come si calcola il tasso di disoccupazione giovanile?

Il tasso di disoccupazione giovanile si calcola come rapporto tra il numero di disoccupati nella fascia 15-24 anni e il totale della forza lavoro nella stessa fascia di età. La forza lavoro comprende sia le persone occupate sia quelle in cerca di occupazione. L’ISTAT utilizza la Rilevazione sulle Forze di Lavoro per raccogliere i dati necessari a questo calcolo.

Qual è la differenza tra disoccupati e NEET?

I disoccupati sono persone senza lavoro che lo cercano attivamente e sono disponibili a lavorare. I NEET (Not in Education, Employment or Training) includono invece anche chi non studia, non lavora e non partecipa a percorsi formativi, indipendentemente dal fatto che stia cercando un’occupazione. I NEET rappresentano quindi una categoria più ampia che comprende anche gli inattivi scoraggiati.

Perché il tasso di disoccupazione giovanile italiano è più alto della media europea?

Diversi fattori contribuiscono al divario tra l’Italia e la media europea: la struttura produttiva italiana, caratterizzata da molte piccole imprese con scarsa propensione all’assunzione; il minore sviluppo dei sistemi di apprendistato e alternanza scuola-lavoro rispetto ad altri paesi; le disparità territoriali tra Nord e Sud; e le caratteristiche del sistema educativo, che non sempre risponde alle esigenze del mercato del lavoro.

Come è evoluto il tasso di disoccupazione giovanile dal 2014 a oggi?

Dal picco del 43,4% di gennaio 2014, il tasso di disoccupazione giovanile ha seguito un trend generale di diminuzione, con alcune fluttuazioni legate al ciclo economico. Nel 2020 la pandemia ha causato un temporaneo rialzo, seguito da una ripresa che ha portato il valore sotto il 20% nel 2024-2026. Il minimo storico del 17,6% è stato registrato a febbraio 2026.

Quali sono le regioni italiane più colpite dalla disoccupazione giovanile?

Le regioni meridionali, in particolare Calabria, Campania, Sicilia e Puglia, presentano storicamente tassi di disoccupazione giovanile significativamente superiori alla media nazionale. Il divario tra Nord e Sud del Paese è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano, legata a differenze nella struttura produttiva, nella dotazione infrastrutturale e nell’efficacia delle politiche pubbliche.

Cosa misura la media storica 1983-2026 del 28,22%?

La media storica rappresenta il valore medio del tasso di disoccupazione giovanile calcolato sull’intero periodo di osservazione disponibile. Un valore del 28,22% indica che, mediamente, poco più di un giovane su quattro in cerca di lavoro non trovava occupazione. Questa media riflette le fasi di crisi (anni ’90, 2010-2014) e le fasi di espansione economica che si sono succedute nel periodo.


Matteo Riccardo Galli Ricci

Informazioni sull'autore

Matteo Riccardo Galli Ricci

La redazione unisce aggiornamenti rapidi e spiegazioni chiare.